Se vi siete chiesti cosa significhi la sigla S.E.P. , ebbene sappiate che è l’acronimo di: Social Eating Place.

L’Home Restaurant è una di quelle attività economiche contemporanee e innovative che vengono disinvoltamente ricollegate a un’inventiva tutta artigianale divenuta necessaria. Un’evoluzione – quasi obbligata in tempi di crisi – della bravura costantemente esercitata ai fornelli da parte di anfitrioni consolidati da anni nell’arte e nella passione di ricevere a casa ospiti a tavola. Che si tratti di coppie – o singoli di entrambi i sessi – questo è più o meno l’identikit dell’odierno fondatore di un Home Restaurant. Un appartamento che finisce col diventare anche un punto di riferimento in un tipico quartiere cittadino in cui consumare cenette in compagnia dei padroni di casa? Un ritrovo alternativo per la classica pausa pranzo d’ufficio evitando di consumare un panino di fronte al monitor o di infilarsi in un’affollata tavola calda? Al tocco di un citofono si schiudono un mondo e un contesto gastronomico alquanto diversi dal contatto con la tradizionale ristorazione.

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Sembra l’apoteosi del fai-da-te; quasi un ritorno all’antico: il piatto del vicino di casa che si sostituisce alla tecnocrazia gastronomica della metropoli. Ma non c’è niente di più facile che smontare questo scontato cliché. Nella loro migliore espressione gli Home Restaurant non potrebbero esistere senza un mondo dalla comunicazione globale altamente digitalizzata come quella dei social network. La vetrina di un Home Restaurant non è una struttura fisica su strada, ma un website ben costruito e comodo da navigare. I pagamenti non si effettuano “alla cassa”, ma con PayPal in modalità remota. La promozione dell’iniziativa avviene almeno attraverso Facebook, se non attraverso ulteriori social network.

Un simile progetto ha, sotto un’apparenza artigianale, un notevole spessore di alta tecnologia; seppure applicata alle tecniche di comunicazione e promozione piuttosto che all’erogazione effettiva del servizio.

La prestazione del ristoratore a domicilio resta invece – più che artigianale – quasi artistica, perché ogni Home Restaurant è frutto di storie personalissime; e il servizio diventa quindi impossibile da standardizzare secondo procedure tecnocratiche. L’Home Restaurant potrebbe essere preso a esempio di un mondo in cui l’alta tecnologia non disumanizza affatto la società civile, ma diventa anzi il propulsore di nuovi modi per promuovere relazioni sociali ravvicinate. Forse addirittura del migliore dei modi: la convivialità.

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E basta poi con questa strisciante polemica di concorrenza sleale da parte dei ristoratori tradizionali. L’Home Restaurant non è un “trucco” per sottrarre clientela al ristoratore fronte strada. È un modo diverso di non consumare pasti a casa propria, nel quale si desidera conoscere i padroni di un’altra casa che ci ospita, o anche altri ospiti che si incontrano per la prima volta nella stessa occasione: un’esigenza tutta diversa da quella della massima privacy possibile che si ricerca e si apprezza invece nella classica sala di un ristorante convenzionale.

 

Il fenomeno è destinato a crescere, ma si potrebbe proporre fin d’ora un provocatorio cambio di definizione del servizio, per ridimensionare certa petulanza da parte del mondo della ristorazione classica. Non più, allora, Home Restaurant, ma l’acronimo S.E.P.: Social Eating Place.